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Don Chisciotte della Mancia

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— A me mi pare — disse Sancio — che i cavalieri i quali fecero di tali cose ebbero incitamento e motivo per fare quelle pazzie e quelle penitenze; ma vossignoria che motivo ha di diventar matto? Quale dama l'ha discacciato, o quali prove ha trovato che le dimostrassero avere la signora Dulcinea del Toboso fatto qualche ragazzata con alcun Moro o cristiano?

— Qui sta il punto — rispose don Chisciotte, — e questa è la bellezza della cosa mia; che un cavaliere errante divenga matto avendone motivo, non c'è né merito né grazie da rendere; il nodo della questione sta in perdere il senno senza un perché e nel far comprendere alla mia dama, che se a freddo faccio questo, cosa sarei capace di fare a caldo?
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