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ARGOMENTO: Abitudini che ci inventiamo "certezze"

Abitudini che ci inventiamo "certezze" 1 Mese 2 Settimane fa #7101

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A quanti capita o è capitato di accorgersi che, nostre o altrui abitudini, gesti meccanici, riflessi condizionati eseguiti con l'idea di tutelarsi o di rendersi tranquilli; ad una attenta analisi si rivelino controproducenti o portatrici di certezze che non ci sono. Alle quali solo noi crediamo attribuendogli validità e correttezza.
Due esempi, a me accaduti; sui quali ho ragionato per concludere, appunto, che ero solo io a considerare come giusto e foriero di certezza quel dato comportamento ma che in realtà non lo era ed è. Anzi, almeno in un caso, peggiorativo della situazione.

Il primo:
viaggio in macchina –sto andando ad una cena a casa di amici-, inverno, le sei di sera e buio pesto. Strada statale, non larga né particolarmente sconnessa. Intuisco, in lontananza, i fari di una macchina in senso contrario; non la vedo ancora date le curve ma i fari sono inequivocabili. Ha gli abbaglianti accesi per veder meglio; “li abbasserà” penso procedendo…”adesso li abbassa, anche lui mi ha certamente visto per cui, all’ultima curva, la prossima, li abbassa”…non li abbassa, constato, oramai uno in fronte all’altro, ai due estremi di un lungo tratto di rettilineo. “Li avrà dimenticati” mentre cominciano ad infastidirmi e gli lampeggio; due piccoli flash per ricordargli che ha gli abbaglianti e…niente da fare; “non li abbassa mica, ‘sto cretino!”. Rallento -non vedo più nulla, completamente accecato- e come reazione istintiva che faccio?! Gli piazzo pure io gli abbaglianti in faccia! Ottimo; così invece che uno che non ci vede, ora siamo in due; come riuscire a raddoppiare le probabilità di incidente in un solo gesto!

Il secondo:
“Marco, hanno suonato al citofono; rispondi tu che ho da fare?!”…“si Ma’; aspettavi qualcuno?”…”no; a quest’ora poi!” In effetti è l’una e quindici; di certo non un’ora per una visita…salvo che non ci si voglia far invitare a pranzo! Il citofono -uno di quelli vecchi, a forma di telefono verticale, senza schermo di videosorveglianza- è all’entrata, proprio di fronte alla cucina e mia madre vede che arrivo e senza prendere la cornetta in mano, a recitare il classico “chi è!?”, schiaccio il pulsante per aprire. “Marco; quante volte ti ho detto di sentire prima di aprire! Potrebbe essere chiunque, anche un ladro!”…”infatti, mamma, ma quante volte ti ho risposto che non capisco la ragione del chiedere chi è!”…”senti, mamma; se è l’inquilino del piano di sotto o di sopra chessia, ti dirà che appunto è l’inquilino ecc ecc. Se è un ladro che vuole farsi aprire, che vuoi che ti dica? Sono un ladro, se mi apre vado a farmi un paio di appartamenti!...e se è un ladro gentile ti dice; lei a che piano abita? così non vengo a rubare al suo di piano!” “Non lo so, mamma; o non apri a nessuno, o scendi a vederlo in faccia oppure…che differenza fa?!” “Dove sta la certezza perché, prima di aprire, chiedi…chi è!?”
babbocorso
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Abitudini che ci inventiamo "certezze" 1 Mese 2 Settimane fa #7102

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Spesso, nella vita, capitano queste situazioni da te descritte babbocorso e tante altre simili, sicuramente la certezza assoluta non sta proprio di casa, nemmeno nelle situazioni che in apparenza appaiono più ovvie.
Secondo me, in ogni caso, sarebbe giusto ragionare bene prima di compiere qualsiasi tipo d'azione e non rispondere freneticamente, seguendo i nostri impulsi immediati, perché l'errore è sempre dietro l'angolo ed è giusto riflettere bene prima di sbagliare. Poi, ovvio, si può sbagliare lo stesso, è umano, ma l'importante è fare tesoro degli errori.
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Abitudini che ci inventiamo "certezze" 1 Mese 2 Settimane fa #7111

  • Izia
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Buona sera a voi, anzi buona notte,
ho fatto una lunga risata, leggendo la seconda situazione di Babbocorso.
Mi sembrava di vedere una scena comica a teatro! Ma fortemente vera e realistica. Argomentazione più che giusta, quella di Marco, ma nonostante io possa vedere chi mi citofona, chiedo sempre chi è, perché implica direttamente la seconda domanda di cosa vuoi... ormai ci sono i venditori porta a porta (poveri...!), i testimoni di..., anche i volontari in cerca di aiuti per questa o quella nobile associazione; tendenzialmente il mio è un NO grazie, cioè ovviamente non apro.
Le nostre abitudini sono le nostre certezze e sono personali, ce le siamo costruite per far fronte agli imprevisti a cui abbiamo già dato una soluzione e non vogliamo pensarci più.
Comunque io ho notato che quando avevo una classica vita frenetica, avevo anche reazioni (a fatti come la prima situazione citata da Babbo-) quasi simili, ma ora alla stessa situazione reagisco con molta più calma.
Non è detto che siano perfette, ma sono giuste per noi stessi e naturalmente non sono uguali per tutti, ma vale (per me soprattutto) questa regola:
“” non fare agli altri, quello che non vorresti fosse fatto a te “”
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