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ARGOMENTO: Per non dargliela vinta!

Per non dargliela vinta! 1 Settimana 3 Giorni fa #7727

  • babbocorso
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Lunghi silenzi su AdP; silenzi di questo tempo bastardo che sconvolge gli umori, violenta gli affetti, fa scempio del nostro "sentire"
Per non dargliela vinta, appunto, vi lascio questa cosa. Scritta alcuni, oramai molti, anni addietro. A mio modo è un inno alla vita, al cercarla; accompagnandosi senza distrarsi. Per insondate ragioni ci è data, spesso la consumiamo come, chi fuma lo sa, le mille sigarette di cui non portiamo memoria, come non fossimo noi a fumarle. Io non ho più polmoni per fumare, me li sono fumati, anche loro. Vi auguro, consigliando di non rovinarvi come io ho fatto, che ogni sigaretta sia come quella del primo mattino, del dopo pasto, del dopo l'amore.
Non sprechiamo quello che c'è; non è affatto detto che ci sarà anche domani.

L’Osvaldo


Dalla mia prospettiva, una stradina sull’argine artificiale, l’immensa distesa verde scuro più in basso è legione romana, allineata, ordinata e le strisce tagliate dall’enorme macchinario, come corridoi di manovra delle coorti.
Gli uomini al seguito della macchina appaiono e svaniscono tra le piante di granoturco e solo di quello che si avvicina con fare tra il casuale ed il curioso riesco a percepire fattezze ed abbigliamento.
Nell’ aspettarlo mi sistemo meglio sul sellino della mia Aermacchi, esco da un pacchetto accartocciato una Alfa mezza vuota e penso per l’ ennesima volta “ ‘ste sigarette, hanno un tabacco talmente secco! Per fortuna che ho le cartine e me ne rollo almeno altre cinque con il tabacco che rimane nel pacchetto”. Lo zippo brucia metà cartina prima di arrivare al tabacco e d’ istinto socchiudo gli occhi mentre, quasi, mi scotto le labbra. Nel riaprirli lo vedo oramai a due passi che mi chiede “tutto bene, ragazzo?”; al mio sì continua “sai; sono un paio d’ore che ti vediamo li, sulla moto; è una Ala d’oro?” “No” rispondo pensando che comunque se ne intende, “le Ala d’oro sono quelle per correre; questa l’ho messa giù io così”, riferendomi alla sua aria corsaiola., continuo ed aggiungo “deve essere mica facile tagliare tutto quel granturco”. Lui dice che quello è il lavoro e devono finire in fretta; cambierà il tempo, oramai, Ottobre è già iniziato e ci mette poco a piovere per una settimana fottendosi una intera stagione di lavoro. Poi aggiunge “ma che ci fa un ragazzo, di domenica, perso nella campagna. Che ti interessa così tanto da stare qui a guardarci lavorare invece di andare a ballare”.
-Già…andare a ballare! Gli altri sono andati al “Palladium” di Acqui; c’erano sicuramente quelle che avevamo conosciuto la settimana scorsa durante la fiera. “Vieni anche tu?” mi disse Dante mentre metteva in moto la sua 124 Gilera. Dante...andava come un matto Dante... sbullonava con le orecchie per terra Dante. L’unico che conoscessi a pistonare come o più di me; l’unico a cadere quattro volte di seguito in quel tornante sopra al liceo. Aveva deciso che doveva farlo a 50 all’ora e ci provò e riprovò fino a che il manubrio si piegò e lui, perdendo sangue da una mano, disse “Che cazzo di manubri che fanno”.
“No” penso, ritornando al presente, non ne avevo voglia; in effetti da un po’ “gira” male.
Non è la prima volta che preferisco la solitudine dei miei pensieri battendo stradine poco frequentate, senza meta, a casaccio. Vivo un perenne stato di inquietudine; l’esempio più calzante può essere quello della barretta di metallo stretta in una morsa. Ogni giro a stringere lei si flette ed io mi allontano un poco di più dal mondo ed ogni giorno è un giro in più. Anche queste ultime vacanze estive; sacco a pelo legato sul manubrio, zaino in spalla, rigorosamente strade statali –con una 125, in autostrada, c’è il sequestro del mezzo ed una multa che vale un’ estate- rigorosamente solo, sono arrivato fino a Senigallia. Il vantaggio delle statali è che anche il viaggio è una storia, con il suo bello e brutto.
Dopo La Spezia, verso Massa, una famiglia non solo mi ha permesso di dormire sotto il porticato del loro magazzino, ma pure la cena, i genitori ed una cannetta di erbetta bellina bellò, i figli, quando mamma e papà erano andati a letto. A modo gli adulti, a modo i ragazzi, una delle più belle stellate che le mie stanche ossa ricordino e saluti baci abbracci alla partenza e, pure, un panino con frittata dalla mamma “per il viaggio!” A cavallo di Romagna-Umbria-Marche, nel Montefeltro o giù di lì; trovo un casale abitato solo da fieno ed attrezzi dove fermarmi per la notte. Al mattino, una lavata ad una vasca da abbeveratoio e via. Si, via…dove via! Le gomme della moto sgonfie, tutt’e due! e, appena più lontano ma abbastanza vicino da notarlo, due contadini che guardano verso di me e ridono e guardano e ridono. Penso che sarà un caso ma, non molto distante, ci ero passato la sera prima, c’è un paese che si noma “Bastardo”: sarà un caso ma è proprio un bel caso.
… “e poi quì non è male” dico all’Osvaldo riconnettendomi col presente e offrendogli una sigaretta. “Fumi leggero,eh!” replica, prendendola. Esco di nuovo lo zippo e nel farlo accendere lo vedo incuriosito dall’ incisione sull’ accendino. “lo conoscevi?” “Conosco i suoi libri; come faccio a conoscerlo, è sudamericano, è un grande, il più grande. Lo hanno ammazzato pochi giorni fa, in Bolivia...è morto, cazzo!”
“Sei un compagno?! così giovane e...” “…già comunista!” concludo io. “Si, credo di si, non so...sono gli altri a dire se lo sei, non puoi dirtelo; non funziona così” Lui mi guarda perplesso e decido di lasciar perdere. Gli altri lo richiamano “Osvaldo!, Osvaldo...vieni a finire! aspettiamo che cominci a piovere?!” e lui “vabbhè, ciao compagno, vado a finire; grazie per la sigaretta...Hasta siempre comandante! ciao” “Ciao Osvaldo, vado anch’ io che è vero, sembra sia cambiato il tempo e devo arrivare a casa”. Di certo è cambiato il mio stato d’animo; come se quelle poche parole con l’Osvaldo avessero smosso il fondo limaccioso di uno stagno ed ora tutto è torbido e in movimento.
Il sole, tra nuvoloni scuri come il mio umore, oramai basso; aria fresca sul viso e la testa che viaggia tra il rombo della marmitta “diretta” ed il pensiero di un posto diverso, lontano.
Viaggio tra immagini e asfalto, lentamente.
Penso che ho voglia di andarmene, trovare quel posto sempre sognato. Un paesino di mare, poche persone; una casa dove abitare che al piano terra abbia il mio posto per lavorare. “ ‘Fanculo la scuola, ‘fanculo Tortona... ’fanculo tutto. Fuori dalle balle! Fare le mie cose, stare al mare e con poca gente intorno”
babbocorso
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