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ARGOMENTO: Stupirsi ancora, non stupirsi più

Stupirsi ancora, non stupirsi più 1 Mese 1 Settimana fa #18826

  • Luc75
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Ciao...
mi interesserebbe il vostro punto di vista su tale questione...
C'è chi dice che non bisognerebbe mai finire di stupirsi nella vita, neanche in tarda età, che bisognerebbe sempre dare spazio alla capacità di sorprendersi... e c'è chi invece dice che più si matura, più si fanno esperienze, più si può affermare di non stupirsi più di nulla, come sinonimo di maturità, appunto.
Voi cosa ne pensate? Cosa succede a voi?
E se volete aggiungete anche una cosa che vi ha lasciato sorpresi, stupiti, meravigliati (in senso buono o negativo non importa) negli ultimi tempi.
Lu
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Stupirsi ancora, non stupirsi più 1 Mese 1 Settimana fa #18830

  • A.A.
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Salve,
il linguaggio è uno strumento molto prezioso ma non è uno strumento perfetto e onnipotente, è invece uno strumento imperfetto ed estremamente limitato. Le parole sono, per loro intrinseca natura, ambigue quindi bisognerebbe sempre specificare molto bene quello che si dice per evitare fraintendimenti. Per esempio, le frasi : "Non bisognerebbe mai finire di stupirsi nella vita" e "Più si matura più non ci si stupisce di nulla" sembrano, apparentemente, dire cose opposte ma in realtà non è così e possono essere entrambe vere a secondo di come le si interpreta. La chiave di volta di questo possibile fraintendimento sta nella parola "maturità", cosa è la maturità ? Quando una persona può dirsi matura ? Spesso il concetto di maturità viene infatti confuso con concetti che nulla hanno a che spartire con la maturità, concetti come quelli di irrigidimento, immobilismo, chiusura, disincanto, morte interiore, ecc...cioè si spaccia per maturità (che è, appunto, il processo di maturazione di un organismo, però comunque vivente) con la morte (interiore) di quello stesso organismo. Nessun essere per quanto maturo, per quanto conoscitore del mondo, di sé stesso, degli altri, può essere insensibile al mondo, agli altri, a sé stesso, nessun essere, per quanto maturo, può essere arrivato a conoscere ogni cosa, è il suo stesso essere vivo (è il suo stesso essere quindi comunque passibile di evoluzione e di nuova conoscenza) a renderlo sensibile. Se non si è più sensibili, se si è incapaci di evolvere, se ci si illude di aver capito tutto e conosciuto tutto, è, semplicemente, perché si è morti (interiormente). Certo, sarebbe molto grave che un essere avanti con gli anni dimostrasse una sprovvedutezza da bimbo, da una persona matura ci si aspetta infatti una conoscenza del mondo, degli altri, di sé stesso ma, ripeto, la maturità non equivale assolutamente all'insensibilità, all'immobilismo, alla chiusura, alla morte, diciamo quindi, piuttosto, che lo stupore di un bimbo è diverso dallo stupore di una persona matura. Da bimbi ci si stupisce moltissimo ma molto superficialmente, da maturi ci si stupisce pochissimo ma quando accade è in modo profondissimo. In quest'ottica quelle due frasi apparentemente inconciliabili sono, in realtà, conciliabilissime.
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Stupirsi ancora, non stupirsi più 1 Mese 1 Settimana fa #18835

  • Luc75
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Ciao,
ti ringrazio per la tua risposta...
Sì, non intendevo maturità come irrigidimento e come infossamento, ma come bagaglio di esperienze... come capacità di prevedere certi eventi o come capacità di intuirli... dopo tante esperienze vissute sulla propria pelle...
La maturità come intendevo io ha un'accezione positiva.
Comunque dicendo come hai detto mi hai espresso un parere molto chiaro, ti ringrazio.
Forse allora si può dire che maturità è la capacità, malgrado tutto, di lasciare sempre almeno un piccolo spazio alla capacità di sorprendersi e di stupirsi...
Lu
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