LA VERITÁ
Millenni prima della nostra era, su un continente ormai scomparso, in una metropoli grandiosa per le torri di cristallo, i palazzi di porfirio e di marmo, i pensili stupendi giardini, un figlio di re tranquillamente viveva.
Giorno dopo giorno con i migliori precettori imparava l'astronomia, la scienza dei minerali, la logica e la retorica. Alle cavalleresche arti davasi con slancio e passione. I suoi insegnanti e consiglieri attentamente seguivano i suoi progressi e ne riferivano al Re ed al Consiglio dei Saggi.
Arrivato all'età adulta il giovane principe recossi nella sala del trono e, davanti a centinaia di cortigiani, di ministri e di rappresentanti del potere, arditamente e fermamente domandò licenza di compiere un viaggio nel vasto mondo, per conoscere umani, animali, vegetali e minerali.
Opporsi ad una tale richiesta non era possibile. Mestamente gli du dato il consenso domandato.
Il giovane figlio di Re si mise dunque in cammino, con pochi servitori, il suo stallone preferito, la Fedele (1) al suo fianco. I suoi precettori gli avevano insegnato, spiegato e mostrato tutto quello che conoscevano, cioé tutto quello che a quei tempi e nel loro Paese conoscevasi. Ma il giovane non se ne era accontentato. Troppe sue domande eran restate senza risposta, i misteri che lo tormentavano eran numerosi e si rendeva conto che lui solo poteva elucidarli. Nessuno avrebbe potuto spiegargli e mostrargli quello che solo lui doveva cercare. Nel sistema logico e filosofico presentatogli dai più saggi del reame c'erano contraddizioni, incoerenze, pseudo-verità, fanatici ed insondabili dogmi.
La Verità cercava, con tutto il cuore e con tutte le sue forze.
Passati i confini del suo Paese, per mesi e mesi girovagò in strane contrade: Si, gli umani sembravano sempre gli stessi, ma le attività loro cambiavano ed a volte prendevano forme mai viste prima. La cosiddetta mentalità, le costumanze, le tradizioni erano spesso indecifrabili al suo spirito.
Ed in ogni casolare sperduto, in ogni paesucolo di capanne, in ogni capitale sempre domandava di vedere i più saggi; e sempre, in strane lingue che ormai aveva più o meno imparato, sempre chiedeva se conoscessero la Verità. E le risposte eran sempre identiche: "No, Nein, Njet, Nan, Kov, Awx....".
Dovette abbandonare il suo cavallo, sfiancato e malato; i suoi pochi servitori piano piano si dileguarono; l'oro che aveva su di se in certi Paesi non valeva niente e lo gettò via.
Anni ed anni passarono in questa penosa investigazione. Da povero viandante, con barba e capelli lunghi, vestito di stracci, mangiando o digiunando, sempre andava in avanti, tra valli e montagne, ripetendo l'identica domanda: "Conoscete la Verità ? Sapete dove potrei trovarla ?"
Aveva dimenticato il suo nome, le sue origini, il suo Paese, quando un giorno, in cima ad una montagna inaccessibile, vide un filo di fumo uscire da una grotta.
Tutto intorno, sterpaglie, alberelli rachitici e, soprattutto, nessun sentiero. Da tempi immemorabili nessun umano era dovuto arrivare fin là.
Cautamente sii avvicinò alla grotta, l'uomo del quale parliamo. Abbassò la testa per entrare, si spostò affinché il sole potesse un pochino illuminare il posto, si guardò bene tutt'intorno.
Ed in un angolo vide una vecchia femmina, quasi nuda, accoccolata per terra, in mezzo a detriti vari. Era magra, con brutte chiazze nere sulla pelle, col naso e le orecchie mangiati da una qualche malattia, le braccia giallastre, le mani adunche, con unglie nere da far spavento. Era uno spettacolo che faceva rabbrividire. Lei sembrava che lo aspettasse. Aprì una bocca ripugnante e con una voce gracchiante così parlò: "Mi stai cercando da molto tempo. Sai chi sono io ? La Verità !"
Il figlio di Re improvvisamente si ricordò chi era, da dove veniva e tutto il resto. Si sedette per terra, tremando e cercando di non guardare quel che aveva davanti a se.
Alzossi poi, si strinse la Fedele al fianco, per l'ultima volta guardò la repellente figura e, prima di partire, le domandò cosa avrebbe dovuto dire agli umani.
"Dì loro - rispose la figura immonda - che sono giovane, bella, affascinante e seducente"
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(1) La spada